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Il "progetto21" è il ventunesimo progetto di utilità sociale promosso dall'associazione no profit Namaste' International Community.

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Ogni associato mette in campo o in condivisione le proprie Idee, Consigli, Doti, Competenze, Progetti, Tempo, Fede e Cuore per realizzare una vera e propria Community di Vera Fratellanza.

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sabato 18 febbraio 2017

La storiella della rana speciale che voleva salvare il suo popolo - di Raymond Bard


C'era  una volta un  ranocchio forte, saggio e altruista che prese una decisione ..

Disse alle altre rane che si lamentavano perchè era sparito tutto  il verde intorno allo stagno:
"Il vero problema non è l'erba rinsecchita  ma l'acqua che sta finendo...
 Voglio vedere se esistono altri stagni, dato che il nostro si sta asciugando"

Gli altro lo presero per pazzo!!! 

Il ranocchio con gran coraggio lasciò lo stagno e viaggiò per giorni e giorni fino a quando scoprì altri stagni più grandi e poi un giorno vide anche un fiume e poi anche il mare...
Il ranocchio era felicissimo aveva visto cose che non avrebbe mai immaginato...

Egli  pensò che se anche gli altri avessero avuto il suo coraggio e la sua grande forza di volontà adesso sarebbero tutti felici comprese le generazioni future...

Il Ranocchio era felicissimo aveva scelto uno stagno bellissimo pieno di colori e uccellini che fischiettavano...

Il ranocchio era felicissimo ma essendo molto altruista non riusciva a contenere il desiderio di affrontare nuovamente il lunghissimo viaggio di ritorno per raccontarlo agli altri evitando una morte certa per tutta la comunità..

Il ranocchio fece la strada di ritorno di corsa, era preoccupato che le altre rane potessero soffrire troppo e morire per mancanza di acqua...

Dopo tanta fatica il ranocchio arrivò nel suo vecchio stagno  stanco e mal ridotto , lo stagno era ormai quasi asciutto e molte rane erano già morte di malattie.


Al suo arrivo tutti si riunirono di gran fretta intorno al ranocchio gridando:

Hai visto cos'è successo qui?
Hai visto povero stupido come ti sei ridotto a viaggiare verso l'ignoto? 
Mentre tu eri n viaggio noi quì  stavamo  morendo tutti per siccità..

La rana cercò di raccontare  che esistevano altri stagni e altri mondi più belli del loro stagno.
Alcune rane gridavano che lui era un grande bugiardo 

Altri gridavano che se fosse stato vero nessuno sarebbe ritornato a raccontarlo...

Il ranocchio  cercava di spiegare  e far capire con tutte le sue energie....

Il ranocchio venne spinto e aggredito più volte fino a quando perse i sensi....

La rana morì sola e abbandonata dopo 2 giorni per le numerose ferite e mancanza di cure dopo il faticoso viaggio..



Morale della storiella?


Scrivi qui sotto...

mercoledì 2 novembre 2016

Leggi questa bella storiella ... e capirai molte cose... e se hai coraggio - La storiella dei lunghi cucchiai

Leggi questa bella storiella... 
e capirai molte cose...


Un Sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese
:«Signore, 
mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno»
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente
cibo dal profumo delizioso.
Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma
poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro
sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire
l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi
manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio :
«Non capisco!»
- E' semplice, - rispose Dio, - essi hanno imparato che il manico del
cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se' stessi....ma
permette di nutrire il proprio vicino. Percio' hanno imparato a
nutrirsi gli uni con gli altri !
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi...
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura...La differenza la
portiamo dentro di noi!!!
Mi permetto di aggiungere...
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non
per soddisfare l'ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false
fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi
Si stima che il 93% delle persone
non inoltrerà questo messaggio.
Se fai parte del 7% che lo farà,
invialo non per catena ma per cercare di fare capire che la solidarietà paga.


video 











giovedì 4 agosto 2016

“I POVERI MI HANNO CONVERTITO” Padre Alex Zanotelli fa parte dell'ordine missionario dei Comboniani di Verona.



“I POVERI MI HANNO CONVERTITO”


I poveri mi hanno convertito: scrivilo». Finisce così, con una frase che sa di “testamento spirituale”, un’intervista di padre Alex Zanotelli , nella quale ha rivisitato mezzo secolo di vita missionaria, sempre giocata in prima linea: in Africa (dapprima Sudan, poi Kenya), alla direzione di Nigrizia e, oggi, nel cuore di Napoli.
Padre Alex Zanotelli è nato a Livo (Trento) il 26 agosto 1938, fa parte dell'ordine missionario dei Comboniani di Verona.
Dopo aver finito le medie ed iniziato le superiori si trasferì negli Stati Uniti a Cincinnati al fine di compiere gli studi di Teologia. Furono gli anni di John F. Kennedy e Martin Luther King che influenzarono notevolmente il giovane Alex. La sua formazione Teologica fu di scuola americana. Nel 1964, dopo aver completato gli studi di teologia a Cincinnati (Usa), venne ordinato sacerdote.
Da una biografia i si ricava una sintesi di quel periodo racchiusa in un pensiero: "La mamma lo ha sempre desiderato. Io non volevo né studiare, né diventare sacerdote. Quando ho preso la mia decisione, lei si è sobbarcata l'onere di trovare qualcosa in più per farmi studiare. Sentivo che la vita poteva avere un significato molto più largo, che la vita era bella se la si donava."
Come missionario comboniano partì per il Sudan meridionale, martoriato dalla guerra civile, dove rimase otto anni. Fu allontanato dal governo a causa della sua solidarietà con il popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza cristiana. Il motivo dell'avversità governativa  e'  stata la scelta, sempre nel rispetto ed in accordo con i vescovi, di officiare messe che attingevano agli usi e ai costumi africani. Cio' creava fastidi ai governanti sudanesi che vedevano una pericolosa commistione fra religione "straniera" e riti locali di un popolo osteggiato e a quanti a Roma facevano fatica ad accettare il Vaticano II. Le sue prediche erano di fuoco: denunciava le ingiustizie e metteva sotto accusa i responsabili del governo e dell’amministrazione corrotti, che intascavano i fondi destinati per lo sviluppo, sia locali sia provenienti da aiuti internazionali. Il suo obiettivo era applicare il Vangelo alla realtà storica in cui viveva: la sua formazione statunitense applicata agli schemi di corruzione africana.
 Ritornò poi alla casa madre dei comboniani di Verona era il luogo tranquillo dove si trovavano in maggioranza preti anziani di ritorno dalle missioni e una casa editrice con due giornali di punta: il Piccolo missionario e Nigrizia, una rivista che era una sorta di bollettino delle attività dell'ordine nelle missioni, nata nel 1883. Nel 1978 assume la direzione di Nigrizia e contribuisce a renderla sempre più un mensile di informazione, con un obiettivo che si puo' riassumere in una sua dichiarazione: «Essere al servizio dell'Africa, in particolare "voce dei senza voce", per una critica radicale al sistema politico-economico del nord del mondo che crea al Sud sempre nuova miseria e distrugge i valori africani più belli, autentici e profondi».
Con Zanotelli la rivista si sforza di valorizzare e far conoscere le teologie delle giovani Chiese del Terzo Mondo, come la teologia della liberazione, la teologia nera, la teologia africana, la teologia asiatica; afferma una nuova idea di “missione”, contestando quella tradizionale che si basava sull'esportazione di mezzi, capitali e cultura occidentali, senza la valorizzazione della cultura del luogo; pubblica infine notizie ostili ai governi africani, perché quel silenzio (voluto da alcuni per evitare pericoli ai missionari in Africa) “sarebbe stato complicità, crimine”. Per una decina di anni, Zanotelli prende posizioni sempre più precise e rivolgendosi all'opinione pubblica italiana, affrontando in maniera sistematica e con la collaborazione della rete dei missionari presenti sul territorio i temi del commercio delle armi, della cooperazione allo sviluppo, affaristica e lottizzata, dell'apartheid sudafricano.
Essere al centro di una rivista di punta associato al fatto di essere un leader naturale e carismatico, lo porta a ispirare e fondare con altri il movimento Beati i costruttori di pace, con cui ha condotto molte battaglie in nome della cultura della mondialità e per i diritti dei popoli.
Nel 1987 - su richiesta di esponenti politici   Alex Zanotelli lascia la direzione di Nigrizia, dopo il licenziamento.
 Parte quindi per il Kenya. Nella lingua locale il nome Korogocho significa confusione, caos. Fino al 2001 Zanotelli rimase a Korogocho, una delle baraccopoli che attorniano Nairobi, la capitale del Kenya. Ha dato vita a piccole comunità cristiane, ma anche ad una cooperativa che si occupa del recupero di rifiuti e dà lavoro a numerosi baraccati; ha propiziato la nascita di Udada, una comunità di ex prostitute che aiuta le donne che vogliono uscire dal giro e, nello stesso tempo, si è battuto per le riforme che riguardano la distribuzione della terra, uno dei temi-chiave della politica keniana. Il degrado umano a Korogocho è spaventoso. Proprio a Korogocho una sua frase: “Forse Dio è malato” divenne il titolo del libro sull'africa di Walter Veltroni, che da ex segretario dei Ds, all’inizio del 2000, si recò in visita a Korogocho (unico leader politico che ha visitato la città oltre a Jesse Jackson il reverendo nero democratico statunitense). I mali di Dio, a Korogocho, si chiamano Aids, fame, prostituzione, droga, alcolismo, violenza. Sempre da una  biografia, si hanno le riflessioni di Zanotelli sull'esistenza di Dio, che vanno oltre la frase ripresa da Veltroni: Alla domanda se abbia mai dubitato della sua esistenza, risponde: “Non una ma molte volte. Quando uno si trova in situazioni così assurde, davanti ad una sofferenza innocente, come è capitato a me a Korogocho, il primo dubbio che viene è proprio su Dio. Perché uno si chiede: ma se tu, Dio, ci sei, è impossibile che non intervenga di fronte ad una sofferenza così atroce. Ma oggi Dio è impotente, è malato. Potrà guarire solo quando guariremo noi. Solo noi oggi possiamo far qualcosa. Dio non può più. Ognuno di noi è importante perché vinca la vita...". Dio non è onnipotente? “Più ci rifletto e più mi convinco che forse Dio non è l’onnipotente che pensiamo noi. E’ il Dio della croce. Perché non ha ascoltato la preghiera di Gesù morente? E’ un mistero. Forse è un Dio debole, che si è autolimitato, che può salvarci solo attraverso di noi”.
In un’intervista Padre Zanotelli nel rispondere alla domanda Perché i poveri ti hanno convertito risponde così:
«Perché, come spiega papa Francesco, nella mia esperienza missionaria ho toccato con mano che noi annunciamo il Vangelo, ma Dio è già lì, ci precede sempre. Un episodio che non potrò mai dimenticare mi è accaduto a Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove ho vissuto: andavamo a celebrare l’Eucaristia nelle baracche, con i malati di Aids. Una sera arrivo al capezzale di Florence, una ragazza che la madre aveva avviato alla prostituzione all’età di 11 anni; a 15 aveva contratto l’Aids, a 17 stava morendo. La stanza è tutta buia, accendiamo una candela e mi metto a pregare. Poi le chiedo: “Florence, chi è il volto di Dio per te oggi?”. Lei resta in silenzio, poi il suo viso si illumina in un sorriso: “Sono io il volto di Dio!”, mormora lei, che non era cristiana e non frequentava la Chiesa. Io, sul letto di morte, non riuscirò a fare una preghiera del genere».

Zanoli Mario


DON ANDREA GALLO Un uomo che ha messo la sua vita a servizio degli altri..


DON  ANDREA  GALLO

In questo numero voglio farvi conoscere un prete unico, una persona che  per alcuni può risultare  scomoda, per altri ( tra cui il sottoscritto) la ritiene  fantastica…Un uomo che ha messo la sua vita a servizio degli altri.. uno che ha vissuto in modo  radicale il vangelo…uno che, a mio parere ha messo in pratica,non solo con le parole ma soprattutto ciò che cristo ci chiede ogni giorno….. il suo nome è Don Andrea Gallo.
Don Andrea Gallo nacque a Genova l’8 luglio del 1928. Furono i Salesiani di don Bosco, i preti che stavano coi ragazzi, ad accendere la sua vocazione precoce. Con le gerarchie ecclesiastiche i rapporti non furono mai facili, anche se dopo molte “liti” con i superiori, l’elezione di Papa Francesco sembra andare proprio nella direzione da lui auspicata. Tanti gli incarichi di frontiera – riformatorio, carcere – tanti gli stop e i trasferimenti forzati. Nel 1970, quando davanti agli altari di molte chiese italiane il cristianesimo sposava pericolosamente i fermenti dell’estrema sinistra, fu “licenziato” dalla parrocchia del Carmine a Genova, perché alla Curia non piacque affatto il suo paragone tra i danni della droga e quelli determinati da disuguaglianze e guerre. Da quel momento don Gallo resta un prete senza parrocchia, ma con tanti fedeli. Pochi anni dopo, dall’incontro con don Federico Rebora, nasce la comunità di San Benedetto al Porto, che accoglie tossicodipendenti, alcolisti, malati psichici… La bella trattoria della comunità, “‘A lanterna”, di fronte al mare, è sempre stata aperta a ospiti e agitatori di passaggio in città. .
Don Andrea Gallo era innanzitutto un partigiano e un prete di strada, di marciapiede, alternativo e rivoluzionario, non solo all'interno della Chiesa, ma soprattutto nella società, perché promuoveva e metteva in pratica i principi del Vangelo e della Costituzione.
In uno dei suoi libri  dal titolo “Come un cane in chiesa. Il Vangelo respira solo nelle strade”, Don Gallo traduce le parole ribelli del Vangelo contro il cristianesimo di facciata, per predicare il Gesù di tutti, per una Chiesa povera e non gerarchica, per un'autentica “ecclesia”, l’assemblea dal basso, una Chiesa vicina a chi soffre, dove gli umili, i diversi, gli ultimi, gli emarginati ci precederanno nel regno dei cieli, ma soprattutto su questa terra, perché Don Gallo, intesse in queste alte pagine dal potere rivoluzionario, di spinta propulsiva al cambiamento dal basso, l'elogio della diversità, per un'etica laica condivisa, oltre le traduzioni che distorcono la Bibbia.
Le Beatitudini citano “Beati gli operatori di pace” e sia felice chi semina la pace, mentre siano infelici i vari “sepolcri imbiancati” dei nostri giorni. Abbiamo solo un modo per abbattere il potere e l’ignoranza, ossia l'attuazione del Vangelo e lo strumento della Costituzione, tramite la solidarietà sociale, l'impegno civile, lo spirito fraterno e solidale, la fratellanza reciproca e il dovere civico, contro il potere che nasconde la verità, in cerca di un lessico della speranza per dare voce a chi non ha voce e superare l'odio verso il proprio simile e il dissimile, l'avversità nei confronti del fratello, e sedersi a tavola con gli ultimi, senza tornaconto, superando la solidarietà assistenziale, per rilanciare l'etica autentica della vera e sincera condivisione, sia nella Chiesa sia nella società, che devono ascoltare il grido dei poveri, oltre il perbenismo cattolico di facciata.

Don Andrea morì tra i suoi ragazzi della comunità il 22 maggio del 2013.

 Per facilitare la comprensione del suo essere cristiano voglio raccogliere alcune frasi che ci spiegano il  suo messaggio evangelico:
L'⦁ indifferenza è l'ottavo ⦁ vizio capitale.
I ⦁ cristiani, se non sono ⦁ accoglienti, non dicano che sono cristiani. [...] Chiunque incontri è tuo fratello, figlio, figlia; non ci sono fratelli e sorelle di serie B, C e D. Su tutte le difficoltà riguardanti l'⦁ immigrazione, dico: diamo prima l'accoglienza e poi le difficoltà le affronteremo.
La ⦁ spiritualità – parlo sia ai credenti che ai laici – è un dono della grande madre natura ed è il quoziente dell'intelligenza e dell'emotività.
La verifica di un'autentica ⦁ fede, della vera religiosità, è se nasce una fraternità, una giustizia, un impegno, una possibilità di solidarietà assistenziale. Il cristiano fa una solidarietà liberatrice e in questo c'è il crisma e la conferma di una fede.
Sono sempre stato attratto dal desiderio di riscatto della condizione umana emarginata. È il fulcro del cristianesimo. Non c'è fanatismo e non c'è rassegnazione. È messaggio evangelico, è Buona Novella.
Mi definisco un prete ⦁ anarchico. Il termine anarchico viene dal greco e vuol dire contro ogni potere che opprime. Chi ha una responsabilità dev'essere a servizio e non esercitare un potere, o una repressione, o un dispotismo. Il vero anarchico può scegliere la ⦁ non violenza, la svolta epocale dell'umanità. (p
Ecco perché democrazia e anarchia vanno d'accordo. Perché il potere va usato per il bene comune e non per interessi personali.
Signore, che vedi dove noi umani non sappiamo vedere, ascolta questo discanto laico di un prete di frontiera: che sia pace. Oggi, sempre, ovunque.,
Chi riconosce l'appartenenza alla famiglia umana, come fa a non aprire le porte? Poi io, come cristiano, come faccio a non essere ⦁ accogliente? E io ti accolgo come sei, come persona, perché ancora prima di essere maschio, femmina, omosessuale o straniero, uno è persona, cioè un soggetto di autonomia.
Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. ⦁ Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.
A me l'unico titolo che piace è: "prete di strada". Tanto è vero che quando vado ai dibattiti e si presentano i relatori delle università di Bologna, Genova, Palo Alto, Cambridge... A me piace quando dicono: "don Andrea Gallo dell'università della strada".
La ⦁ strada mi arricchisce, continuamente. Lì avvengono gli incontri più significativi, l'incontro della vera sofferenza, l'incontro di chi però ha ancora tanta speranza e allora guarda, attende. Per la strada nascono le alternative, nasce il voler conquistare dei ⦁ diritti.
Vi voglio lasciare con il pensiero di Don Ciotti al suo funerale:
 “Don Gallo ha cercato Dio nei poveri, negli ultimi, in quelli che fanno più fatica, in quelli che ci mettono discussione e che in fondo ci indicano la strada. Non dimenticava la dottrina ma non ha mai permesso che questa diventasse più importante dell’umanità”.
Don Gallo, dice don Ciotti, “ci ha insegnato a guardarci dentro senza avere paura delle contraddizioni, delle ambiguità, dei limiti. E se trovate qualcuno che ha capito tutto, a nome di Don Gallo e mio, salutatelo ma cambiate strada”. Racconta, don Ciotti, che “il Gallo non ha temuto mai di sporcarsi le mani. Citava don Tonino Bello che parlando di Bartolo, un senza tetto che dormiva in una scatola di cartone, diceva che in quell’uomo in scatola c’erano frammenti di santità perché Dio si prendeva cura di lui. Quei cartoni sono un ostensorio, diceva don Gallo che ha cercato Dio anche nei tanti Bartolo di San Benedetto”.
Don Andrea, ricorda ancora don Ciotti, . Il ‘prete di strada’ che “ha saputo dare un nome a chi un nome non aveva” era “innamorato di Dio e dei poveri. Ha sempre detto che la chiesa non doveva pronunciare ‘l’extra omnes’ ma il ‘dentro tutti’:  i poveri, i carcerati, i tossicodipendenti”. Don Gallo uomo, don Gallo partigiano, don Gallo prete che “sapeva cercare nel Vangelo una piattaforma comune per tutto ciò che ci unisce. Non ha mai chiesto credenziali di fede ma non faceva sconti: pretendeva che tutti imparassero a stare alla tavola dei poveri”.

Zanoli Mario

lunedì 6 giugno 2016

LA STORIA DI ALTRUISMO DELL'UOMO MALATO - FILOSOFIA DI VITA



Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale.
 A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
 Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
 Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori alla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
 La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. 
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza.
 Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. 
In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. 
L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. 
Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. 
L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. 
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
 "Forse, voleva farle coraggio." disse. Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione.
 Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. L'oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente 

NON PERMETTERE A NESSUNO DI BANALIZZARE IN TUO SOGNO! BANALIZZARLO SOLO PERCHE' IN CUOR LORO SONO GELOSI O SANNO CHE NON CE LA FARANNO MAI!! NON AVERE DUBBI!! CREDICI!!!

La storia della ragazza all' aeroporto e il maleducato invadente - potrebbe capitare anche a te..

La storia della ragazza all' aeroporto e il maleducato invadente - potrebbe capitare anche a te

...Ho scelto per voi questa bella storiella presa da questo bellissimo blog che vi consiglio.

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto.
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo,decise di comprare un libro per ammazzare il tempo.
Compro’ anche un pacco di biscotti.
Si sedette nella sala VIP per stare piu tranquilla. Accanto a lei c’era una sedia vuota dove posò i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra sè pensò ‘ma tu guarda se solo avessi un po più di coraggio gli avrei già dato un pugno…’
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò ‘ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!’ L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà!
‘Ah!, questo è troppo’ pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incammino verso l’uscita della sala d’attesa. Quando si sentì un pò meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e apri’ la borsa per infilarlo dentro quando… nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’ uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.





LA MORALE:
Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo?
Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!!

Morale di Raymond
Bellissima storia e molto reale...
In questo mondo non servono laureati, nuovi scienziati o bravi politici....
In questo mondo serve solo il pensiero positivo , l'amore e l'altruismo...
Molti di noi vedono le altre persone con molto pregiudizio e in base alle loro brute esperienze  e analizzando il tutto con dei falsi schemi mentali basati sulla competitività e su una logica di profitto su tutto e tutti...
Raymond Bard pensatore.

                                                    Pensate e condividete....
L'altruismo è contagioso a pari dell'egoismo.... semina da oggi

domenica 5 giugno 2016

LA STORIELLA DELL'UOMO CHE ODIAVA LA MOGLIE - FILOSOFIA E CONSAPEVOLEZZA













Un uomo andò da suo padre e gli disse: "Padre, non sopporto più mia moglie, voglio ucciderla, ma ho paura che venga scoperto.
Mi puoi aiutare?"
Il padre rispose: "Sì, posso, ma c'è un problema ... Devi fare in modo che nessuno sospetti che sia stato tu quando lei morirà.
Dovrai prenderti cura di lei, essere gentile, grato, paziente, amorevole, meno egoista, ascoltare di più...
Vedi questo veleno qui?
Ogni giorno ne metterai un po' nel cibo. Così, lei morirà lentamente."
Dopo qualche giorno, il figlio torna dal padre e dice: "non voglio più che mia moglie muoia!
Mi sono reso conto che la amo. E adesso? Come faccio dato che l'ho avvelenata in questi giorni?"
Il padre gli risponde: "Non ti preoccupare! Quello che ti ho dato era polvere di riso. Non morirà, perché il veleno era dentro di te!"
Quando nutrite rancori morite lentamente. impariamo prima a fare la pace con noi stessi e solo dopo saremo in grado di farla con gli altri. Trattiamo gli altri come vorremmo essere trattati noi.
Prendiamo noi l'iniziativa di amare, di dare, di aiutare... e smettiamola di pretendere di essere serviti, di approfittare e sfruttare gli altri.
Che l'amore di Dio ci raggiunga ogni giorno perché non sappiamo se avremo tempo per purificare noi stessi con questo antidoto chiamato il PERDONO.....