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RISERVATO AI SOCI

Comunicazione Riservata agli associati Namaste International Community Anno 2017 e 2018.


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- Presenziare alle assemblee (anche online) dell'associazione,

- Leggere partecipare o condividere i nostri progetti ,

- Mantenere una presenza attiva durante l'arco dell'anno,

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- Leggere il regolamento interno

- Mantenere il contatto tramite il nostro gruppo whatsapp riservato agli associati.

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Lettori fissi

mercoledì 6 dicembre 2017

Fitorisanamento la tecnica di bonifica delle acque industriali e dei terreni inquinati. "Progetto21"

Fitorisanamento la tecnica di bonifica delle acque industriali e dei terreni inquinati. 

 

Il fitorisanamento (dal greco φυτος, pianta), fitorimedio o fitorimediazione (in inglese phytoremediation) è una tecnologia naturale di bonifica dei suoli che utilizza alcune piante che sono in grado di fitoestrarre metalli pesanti e/o indurre la degradazione di composti organici in terreni contaminati.
L'idea di base risale già agli anni cinquanta, quando alcuni ricercatori sovietici osservarono che piante semiacquatiche come il giacinto (Eichhornia crassipes) e la lenticchia d'acqua (Lemna minor) avevano la capacità di assorbire metalli tossici come il piombo, lo zinco e il cadmio dalle acque contaminate, o che piante come il crescione alpino prosperavano in terreni ricchi di zinco e di nichel.
Tra le piante con queste caratteristiche è citato l'uso dell'erba storna alpestre, (Noccaea alpestris o Thlaspi alpestre), capace di assorbire zinco, piombo ed altri metalli pesanti dal terreno.
Questa pianta, che in Italia cresce spontanea soprattutto sull'Appennino tosco-emiliano, si sviluppa bene sul suolo inquinato dai metalli pesanti, che per elevate concentrazioni potrebbero essere tossici per altre specie vegetali.
Grazie a dei geni contenuti nel suo Dna, assorbe metalli dalle radici e li accumula nelle foglie all'interno dei vacuoli dove restano intrappolati fino a quando le foglie non cadono sul terreno.
Anziché lasciare che le foglie cadano queste possono essere recuperate, essiccate e trasformate in polvere ricca di metalli pesanti che possono essere estratti e utilizzati nell'industria.
L'erba alpestre non ha necessità dei metalli pesanti per crescere ma in questo modo diminuisce la concentrazione di sostanze tossiche alle sue radici.
Altre piante iperaccumulatrici di sostanze tossiche sono state trovate tra le famiglie di Brassicaceae, Euphorbiaceae, Asteraceae, Lamiaceae, e Scrophulariaceae.
Tra di esse si ricordano alcuni esempi:

Il fitorisanamento è una straordinaria tecnologia totalmente naturale che emerge nell’ambito dei più moderni sistemi di bonifica sostenibili, e che permette di ripristinare terreni industriali inquinati semplicemente piantumandoli con determinate piante “minatrici”, che si nutrono di metalli pesanti o composti organici estraendoli dal terreno, e rigenerano quindi il suolo inquinato.

Una pianta per bonificare l’Ilva di Taranto
Varie sono le piante che possono essere usate nel fitorisanamento e nella bonifica dei terreni inquinati e ad ognuna corrisponde una determinata caratteristica di estrazione, come per esempio il vetiver (Chrysopogon zizanioides) e la canapa (Cannabis Sativa) noti per assorbire i metalli pesanti in genere, il girasole selvatico (Helianthus Rigidus) che assorbe il nichel e il cromo, la senape indiana (Brassica Juncea) che si nutre di vari metalli tra cui il piombo, il cesio, il cadmio, il nichel, lo zinco e il selenio. 

Varie sono le piante che possono essere usate nel fitorisanamento e nella bonifica dei terreni inquinati e ad ognuna corrisponde una determinata caratteristica di estrazione, come per esempio il vetiver (Chrysopogon zizanioides) e la canapa (Cannabis Sativa) noti per assorbire i metalli pesanti in genere, il girasole selvatico (Helianthus Rigidus) che assorbe il nichel e il cromo, la senape indiana (Brassica Juncea) che si nutre di vari metalli tra cui il piombo, il cesio, il cadmio, il nichel, lo zinco e il selenio.

Le piante per la fitodepurazione dei terreni inquinati
Anche alcuni alberi possono essere usati per la fitodepurazione, come per esempio il pioppo, pianta dall’alto potere evapotraspirativo (che ne denota il flusso del passaggio dell’acqua dallo stato liquido a quello di vapore e la diffusione del vapore acqueo dalla superficie vegetale all’atmosfera circostante) e ad alta formazione di biomassa, è capace di assorbire e accumulare nei suoi tessuti notevoli quantità di metalli durante il suo ciclo di vita.

QUALI SONO I BENEFICI DEL FITORISANAMENTO?

I benefici dati dall’uso del fitorisanamento sono molteplici: innanzitutto è una tecnica a basso impatto ambientale e a bassissimo costo, specialmente se lo si paragona ai metodi canonici di bonifica del territorio, che prevedono sbancamento del terreno inquinato, trasporto di tonnellate di materiale, oltre che il costo di smaltimento. La fitobonifica comporta anche un incremento della fertilità del suolo, un’azione di contrasto alla desertificazione e deforestazione, e un’azione di cattura e sequestro di anidride carbonica.
Come funzionano le piante per la fitodepurazione dei terreni
Inoltre dalla coltivazione delle piante per fitodepurazione si può ricavare una biomassa utilizzabile per uso non alimentare ma, come per la canapa, nel campo tessile e edile: infatti dalla canapa si possono creare materiali diversi utili per l’impiego nella bioedilizia, oltre che appunto fibre per tessuti naturali e carta.
Per alcune piante inoltre è possibile riestrarre dalle radici o dalla foglia il metallo pesante fitoestratto, e reinserirlo in un nuovo ciclo produttivo, cosa che piacerebbe molto al Signor Pauli, ideatore della Blue economy, che giustamente insiste sull’importanza del non creare rifiuti ma di riutilizzare gli scarti di una produzione per uno nuovo ciclo produttivo.

IL PROCESSO DEL FITORISANAMENTO

Per attuare il fitorisanamento di un’area prima di tutto è importante uno studio approfondito del sito da risanare, in modo da individuare la specie di pianta più adatta da usare a seconda delle caratteristiche specifiche del terreno contaminato e del tipo di inquinanti presenti. Inoltre è necessario che per tutta la durata della fitodepurazione vi sia un’ampia e costante attività di ricerca di supporto, tale da monitorare l’andamento del risanamento stesso.
Per quanto riguarda gli inquinanti assorbiti dalla piante, le sostanze possono essere o metabolizzate e trasformate in qualcos’altro (fitometabolizzazione), o stoccate (fitodeposito) o recuperate (fitoestrazione) come si può fare per esempio con rame e ferro bruciando le foglie delle piante minatrici.
Il solo lato negativo di questa tecnica è che ha un’applicabilità limitata per via del tempo relativamente lungo dell’intero processo di smaltimento delle sostanze nocive, legato al ciclo di sviluppo della pianta.

ESEMPI DI APPLICAZIONE

Per quanto riguarda l’applicazione del fitorisanamento, esistono già diversi studi autorevoli e alcuni precedenti di applicazione, come in Polonia nella zona interessata dal disastro nucleare di Chernobyl (dove le piante utilizzate per fitodepurazione dovranno comunque essere smaltite nei siti di depositi per le scorie radioattive), e anche dagli studi effettuati in Italia, a porto Marghera in Veneto, in Campania e in Puglia. In particolar modo si manifesta la volontà da parte di attivisti, studiosi, agricoltori di utilizzare questa tecnologia per ripristinare il territorio di Masseria del Carmine a Taranto, dove nel 2008 le aziende agricole limitrofe alle acciaierie furono costrette ad abbattere 600 capi di bestiame contaminati da diossina e Pcb.
Anche in Campania, nell’ex area industriale dell’Italsider di Bagnoli, popolazione locale, attivisti e anche qualche amministratore, vorrebbero che si procedesse a ripulire il sito con tecniche di fitodepurazione dato che, come sostiene Amalia De Simone nell’articolo sulle inchieste del Corriere della Sera “Terra dei fuochi, quelle piante che ripuliscono dai veleni” (11/02/2014), l’area sarebbe già stata rigenerata due volte con metodologie classiche e pesantemente impattanti, ma pare che il lavoro eseguito non abbia sortito effetti favorevoli, tanto che l’area risulterebbe a tutt’oggi più inquinata di prima.
La tecnologia di rigenerazione del territorio ha –come si può facilmente dedurre– un potenziale enorme, se si pensa a tutte le aree che dovrebbero essere risanate, come per esempio ex discariche o ex zone industriali, e apporterebbe benefici sia al territorio che all’ecosistema locale, oltre che all’economia della zona trasformandosi in volano economico.

Nucleare: girasoli per ripulire suolo radioattivo Fukushima

Scienziati Giappone, piano naturale su esperienza Cernobyl

 ANSA) - TOKYO - Campi di girasoli a perdita d'occhio per ripulire il suolo contaminato vicino alla centrale nucleare di Fukushima: e' l'idea di un gruppo di ricercatori nipponici, secondo cui, sull'esempio di quanto gia' sperimentato dopo il disastro di Cernobyl, i fiori gialli potrebbero assorbire il letale cesio radioattivo emesso dal disastrato impianto. Il progetto ecologico e' stato presentato da Masamichi Yamashita, a capo di un team di scienziati che studia agricoltura spaziale presso la Jaxa, l'agenzia spaziale nipponica, che ha invitato a piantare semi di  girasole nelle vicinanze di Fukushima n.1 per sfruttare la capacita' dei fiori di assorbire alcune sostanze inquinanti, tra cui quelle altamente radioattive come il cesio 134 e 137. 

Il piano prevede la coltivazione di girasoli non solo intorno alla centrale, dove l'inquinamento da isotopi radioattivi e' piu' grave, ma anche nei giardini delle scuole situate nel raggio di 30 km dall'impianto, nella speranza che i fiori possano anche diventare un simbolo naturale di rinascita. Il gruppo di scienziati ha gia' raccolto circa 300 kg di semi di girasole per avviare l'iniziativa, che tuttavia deve affrontare il problema di come smaltire i fiori contaminati: al momento la soluzione piu' efficace appare il trattamento delle piante con batteri usati nello smaltimento dei rifiuti, che permetterebbe di ridurre la massa dei fiori all'1% del volume originale. I girasoli sarebbero poi gestiti alla stregua di veri e propri rifiuti nucleari. 

 ''Stiamo ancora pianificando le strutture di decomposizione e altri dettagli - ha spiega Yamashita allo Yomiuri Shimbun -. Pensando alla semina in autunno, speriamo di coinvolgere nel progetto il maggior numero di persone possibile''. (ANSA).

Ricerca di Bardoni Raimondo responsabile tecnico del "Progetto21"  Progetto di utilità sociale promosso dall'associazione no-profit Namastè International Community

Per collaborazioni e volontariato scrivi a raymondbard@hotmail.it

Fonti di riferimento:

- https://it.wikipedia.org/wiki/Fitorisanamento

- https://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/curiosita-ecosostenibili/tecniche-bonifica-terreni-900/

- http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/nucleare/2011/04/25/visualizza_new.html_897786790.html?idPhoto=1



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